Essere leader è un concetto molto dibattuto nel mondo delle HR, e ancora di più lo è quello dei vari stili di leadership. Un pilastro del people management che si trova ad affrontare la transizione ecologica e digitale e che per questo sta cambiando. Ha ancora senso parlare di leader? Qui cerchiamo di spiegare cos’è la leadership, perché è importante e come sta cambiando.

 

Cos’è la leadership e chi sono i leader?

Prima di tutto un leader esiste se esiste un gruppo. In particolare quindi, nell’ambito HR, si parla di leadership quando si parla di team working. In questo campo, il leader è principalmente colui che guida il team verso un obiettivo condiviso.

Uno degli aspetti determinanti che caratterizza la leadership è la capacità del leader di creare un rapporto con le persone che compongono il team, e riuscire a spronare gli altri a dare il meglio.

Anche nel caso della leadership quindi, al primo posto ci sono le persone. Senza il contributo di ognuno infatti, questo concetto non esisterebbe. Riuscire a dare il giusto valore, il giusto ruolo agli altri, è la chiave per un buon leader. Ma perché l’atto del “guidare gli altri” o del “guidare tutti insieme” verso un obiettivo comune, è così importante?

 

Quali sono i benefici

Saper guidare bene le persone che compongono il tuo team aziendale è molto importante. Ed è anche vitale per il successo dell’azienda.

Se la leadership funziona bene, come dimostrato, può influire positivamente su:

  • la qualità del lavoro di ogni persona che fa parte dell’azienda sarà migliore
  • la motivazione e la soddisfazione di chi lavora (e quindi anche dei clienti)
  • crescita delle vendite
  • aumento dei clienti

Innescare un giusto stile di leadership è quindi fondamentale per costruire una buona squadra di lavoro.

 

Ma ha ancora senso parlare di leader e stili di leadership?

Possono esistere vari stili di leadership, ovvero vari tipi di comportamenti che il leader instaura nella vita professionale, nei confronti delle altre persone dell’azienda.

Gli stili sono un argomento molto dibattuto e su cui non c’è un accordo generale. Ma, se ci rifacciamo ai modelli più classici, possiamo individuarne alcuni: quello autoritario per esempio, quello democratico, transizionale o lassista. Ma ha ancora senso parlare di questi stili?

Il concetto di leadership ha già iniziato a cambiare, a trasformarsi, sotto la spinta della transizione digitale ed ecologica. Tutto quello che abbiamo spiegato fin qui è la base da cui siamo partiti, ma adesso dove stiamo andando? I vecchi modelli di leadership sono ancora validi e in grado di supportare il cambiamento?

 

La scelta del “cittadino” di Wind

Una risposta è arrivata, per esempio, dall’azienda italiana WindTre, che ha scelto un “Citizenship Model”. Si tratta di un vero e proprio modello di cittadinanza attiva (che va a sostituire quello di leadership) e che riguarda ogni singola persona dell’azienda. Un concetto inclusivo, in grado di ispirare tutti i “cittadini” della comunità aziendale, e non solo il manager.

Il “citizenship model” si basa sull’assunto che ogni singola persona che compone l’organizzazione è un cittadino della comunità di cui fa parte. E per questo condivide con gli altri valori ed entusiasmo, che hanno un impatto sia all’interno dell’azienda sia al suo esterno.

Una scelta questa, che punta a sviluppare l’appartenenza e la partecipazione, spingendo ognuno ad essere davvero proattivo e responsabile verso la comunità-azienda. Per arrivare a questo cambiamento, e passare per esempio da leader a citizen, è fondamentale ascoltare le persone che compongono l’azienda, e lasciare che siano tutti a creare nuovi modelli e nuove visioni per il futuro di una leadership sempre più condivisa.

 

Leggi anche: Change management: cos’è e perché è sempre più importante

 

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