Di quanto il feedback sia importante ne abbiamo parlato approfonditamente qui. Ma quello che devi sapere per non fare errori irreparabili è QUANDO dare il feedback ai collaboratori.

Conoscere il momento giusto per dare un riscontro ai collaboratori è fondamentale. Ma perché? E qual è questo momento giusto?

Andiamo subito al punto.

                                                                              

Perché è importante il feedback ai collaboratori?

 

Dare feedback sull’operato dei collaboratori è tanto importante quanto riceverne.

 

Più chiarezza

Prima di tutto ricevere feedback aiuta a essere più chiari sugli obiettivi. Il collaboratore può capire meglio limiti, risorse e vincoli dei target assegnati.

 

Più collaborazione

Dare feedback aumenta la collaborazione in azienda: riscontri periodici dati e ricevuti aiutano lo scambio delle informazioni nel team. E aumentano la comprensione reciproca e la collaborazione tra le persone.

 

Meno errori

Dare e ricevere feedback aiuta a fare meno errori, perché riduce i tempi e gli sforzi di correzione. Se le informazioni vengono scambiate con più facilità, aumentano le possibilità di individuare gli errori. Quindi si può intervenire tempestivamente per risolverli o per contenerli.

 

Più miglioramento continuo

Ricevere e dare feedback regala al collaboratore, e a tutta la squadra, la possibilità di apprendere e aumenta la velocità e il miglioramento dei processi organizzativi.

 

Più change management

I feedback aiutano a introdurre i cambiamenti in modo più efficace ed efficiente. Questo perché grazie ai feedback si modificano, per esempio, posizioni, si cambiano le assegnazioni di target e le attività in modo più semplice e veloce.

 

Quando è il momento ideale per dare feedback ai collaboratori?

 

Prima di tutto è necessario differenziare due tipi di feedback: quello negativo e quello positivo. Per ognuno di questi c’è un momento specifico in cui è meglio darli.

 

Quando dare il feedback negativo

 

Il feedback negativo è fondamentale darlo ogni volta che non c’è una relazione, quindi una corrispondenza, fra:

 

  1. gli obiettivi assegnati e i risultati conseguiti
  2. i comportamenti attesi e i comportamenti effettivamente espressi.

Dare in modo corretto un feedback negativo aumenta l’impegno e la motivazione del collaboratore.

 

Quando dare il feedback positivo

 

Il feedback “positivo” al contrario, andrebbe dato in tutte quelle occasioni in cui viene c’è una corrispondenza tra:

 

  1. gli obiettivi assegnati e i risultati conseguiti;
  2. i comportamenti attesi e i comportamenti effettivamente espressi.

Dare correttamente un feedback positivo al collaboratore, oltre ad aumentarne l’impegno e la motivazione, come nel feedback negativo, aumenta anche la soddisfazione e la voglia di fare di chi lo riceve.

 

Su cosa dare il feedback?

 

Il feedback, positivo o negativo, può essere dato dal manager al proprio collaboratore in diversi ambiti professionali:

 

  • l’esecuzione di attività in fase di svolgimento o già terminate;
  • gli stati di avanzamento di progetti e lavori;
  • le occasioni di confronto tra obiettivi attribuiti e risultati ottenuti;
  • i comportamenti osservabili e descrivibili più in generale e le performance ottenute.

 

Il bon ton del dare feedback 

 

Tutto molto semplice, no? Sì, ok, ma ci sono anche altre cose da ricordare.

Il feedback serve prima di tutto ad aiutare e sostenere i collaboratori nel miglioramento continuo. Per questo deve essere il più possibile leale, obiettivo e costruttivo. E quindi mai imposto dall’alto.

 

Inoltre è importante che il feedback non si trasformi in un giudizio. Deve descrivere i comportamenti osservati senza contenere generalizzazioni e si dovrebbe focalizzare esclusivamente su ciò che il collaboratore può cambiare.

Il feedback deve riguardare ciò che il collaboratore può controllare, altrimenti non fai altro che alimentare il senso di frustrazione, impotenza.

 

Come dirlo: il linguaggio giusto

 

Il feedback deve essere presentato al collaboratore con un linguaggio a lui comprensibile e uno stile comunicativo adatto alle circostanze del contesto.

È importante riportare la propria esperienza dell’accaduto ed evitare input di terzi o triangolazioni. Per questo si deve utilizzare sempre la prima persona singolare, evitando di cadere nel tranello del “…tizio mi ha detto che…”.

Infine, una cosa importantissima: date il feedback solo quando avete il tempo necessario per ascoltare il commento di ritorno del collaboratore e per poter instaurare con lui un dialogo aperto e pacato.

 

 

Per saperne di più su feedback e performance management leggi qui.

 

 

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